Alleggerire i vincoli. Allargare l’uso dei dati. In sintesi, regolare le regole. L’Unione europea ha scelto di rivedere il proprio impianto di norme che tutelano uso di dati e privacy. Pressata da tensioni geopolitiche e una corsa dello sviluppo tecnologico che ha raggiunto livelli mai visti prima, Bruxelles ha deciso di varare una riforma dell’architettura normativa che ha portato al varo della Gdpr (la legge europea sull’uso dei dati), il Dsa e il Dma (le norme che regolano il mercato digitale).
Il Digital Omnibus, presentato il 19 novembre, punta a introdurre maggiore flessibilità e coerenza in un quadro regolatorio diventato sempre più complesso. L’obiettivo è costruire una nuova architettura legislativa capace di riformare in modo sistemico il diritto digitale dell’Unione, intervenendo su servizi online, mercati e governance dei dati.
Il provvedimento, che secondo Bruxelles potrebbe far risparmiare alle imprese circa 5 miliardi di euro in costi amministrativi entro il 2029, mira a ricalibrare gli atti normativi più importanti dell'UE – dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) all'AI Act – con l’intento di renderli più efficaci e competitivi in un contesto globale dominato dalle tecnologie emergenti, in particolare l’Intelligenza Artificiale. Ora la riforma dovrà essere esaminata e negoziata da Parlamento e Consiglio europeo, ed eventualmente approvata per diventare pienamente operativa.






