Gentile direttore,

anche durante i Mondiali le cronache d'oltreoceano non hanno raccontato solo il campo, i gol o le tifoserie: hanno mostrato un Donald Trump impegnato a costruire un'immagine che va oltre la politica. Anche questo evento globale è diventato per lui un palcoscenico, l'occasione per presentarsi non soltanto come leader, ma come figura che tenta di collocarsi in una dimensione quasi mitologica, quasi il fondatore di un "impero democratico". Colpisce anche l'uso di una iconografia sacra, con immagini che ricordano la struttura dei dipinti rinascimentali: la figura dominante in alto, l'umanità in basso. Segno che Trump lavora a una mitologia personale, fatta di gesti e rappresentazioni che lo collocano in una sfera di potere quasi "divina". Quando la politica adotta i codici del sacro, la comunicazione non è più solo propaganda: diventa ambizione di eternità.

Giuseppe Di Biasi

La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti

Caro lettore,