Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiChe cosa si nasconda dietro alle muscolari, insultanti e spesso contraddittorie provocazioni di Donald Trump è materia da psicologi. Certamente fantasie di potenza, ma forse non si va lontano dalla verità supponendo qualcosa di più: una certa ansia di eternità. E non si tratta soltanto di trovate apparentemente giocose, come la candidatura al Nobel per la pace o persino, tramite l'intelligenza artificiale, l'immagine di lui stesso in veste di Papa, o di Atlante che regge il mondo.

Più realisticamente, pensiamo al Board of Peace da lui presieduto a vita e legato in futuro al suo nome; o alla richiesta di farsi intitolare la Penn Station ferroviaria di New York e l'aeroporto Dulles di Washington D.C. Ma soprattutto ricordiamo le pretese territoriali su Canada, Groenlandia e magari anche Islanda, Panama e Venezuela. Simili dichiarazioni potrebbero nascondere un per ora inconfessato progetto: passare alla storia come il creatore del più grande impero (dichiaratamente democratico) dei tempi moderni.

I calcoli sono presto fatti. L'immensità sovietica con i suoi 22 milioni abbondanti di chilometri quadrati comprendeva da sola ai tempi di Stalin un sesto delle terre emerse. Da allora, e prima che Putin si mettesse in testa di resuscitarla, la Russia si è dovuta rassegnare a poco più di 17 milioni. Sempre quasi il doppio, comunque, degli Stati Uniti. Se il minaccioso progetto di annettersi il Canada come cinquantunesimo Stato a stelle e strisce andasse a buon fine, l'estensione degli Stati Uniti ne risulterebbe più che raddoppiata, passando dagli attuali 9 milioni 867 mila a quasi venti milioni. Supererebbe dunque di molto l'attuale Federazione Russa.