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Viviana Mazza, corrispondente da New York

Questa sera a New York si conclude il torneo «più grande di tutti i tempi», secondo l'amico Gianni Infantino

Donald Trump consegnerà oggi la Coppa del Mondo al vincitore della finale tra Spagna e Argentina, ma questo — per tanti motivi — resterà il «suo» Mondiale. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha fatto in modo che Trump si sentisse protagonista dall’inizio alla fine. Tutti ricorderanno il «Premio Fifa per la pace» (appositamente creato dopo che il Nobel era andato ad altri) consegnatogli durante la cerimonia per i sorteggi. E venerdì sera la cerimonia finale è stata una festa alla Trump Tower, accompagnata dalle tipiche canzoni dei suoi comizi. Infantino ha usato il linguaggio trumpiano dell’iperbole: «Questa non è solo la Coppa del Mondo più grande di tutti i tempi, ma è il più grande evento sociale, umano e culturale che l’umanità abbia mai visto». E ancora: «Signor presidente, lei non ha bisogno che la gente le faccia complimenti, ma questa Coppa del Mondo non sarebbe stata un tale incredibile successo senza di lei». E se non bastasse: «Il Sogno americano è diventato realtà, signor Presidente. Abbiamo unito il mondo».

Non è stato, ovviamente, solo il Mondiale di Trump: tantissimi americani hanno scoperto il gioco e si sono appassionati, e tantissimi stranieri sono venuti e hanno scoperto l’America, per un totale di circa 6,7 milioni di persone, un record, nonostante la preoccupazione per i prezzi alti dei biglietti e le restrizioni sull’immigrazione. Trump, per sua stessa ammissione, non sa molto di calcio, ma si è improvvisato ct, parlando dell’errore dell’allenatore dell’Inghilterra, Tuchel, di far giocare la sua squadra più in difesa che in attacco, incluso il suo amico Harry Kane. «Ma devi andare anche un po’ in attacco...», ha notato Trump — che poi è la sua filosofia politica.