Come alzare un trofeo senza essere impallati da Trump. La legittima domanda salirà sul podio insieme a chiunque vinca perché il presidente vuole premiare: toccare la Coppa e avere la foto. Ci sono stati Mondiali ben più politici, a partire da quelli vinti dall’Italia in nero fascista. Ma mai chi governa ha parlato così tanto di pallone mentre i calciatori discutevano così tanto di società. Mbappé impegnato sul campo e contro il razzismo indirizzato alla sua Francia multiculturale, la rivendicazione argentina delle Malvinas e la risposta del premier inglese sulle Falkland, Messi sul salario medio a Buenos Aires, l’arbitro bloccato alla frontiera, soprattutto gli Usa che escono dal Mondiale e conquistano il calcio come non era successo nel 1994. Più di 30 anni dopo lo hanno gonfiato senza farlo scoppiare nonostante il presidente sia intervenuto per togliere un cartellino rosso. Ha pure coinvolto l’intera Casa Bianca colpevole di non avergli spiegato che Balogun non faceva poi tutta questa differenza. Del resto non hanno avuto il coraggio di dirgli che bombardare l’Iran era una pessima idea, figurarsi se si prendevano la rogna di valutare l’attaccante della nazionale.
La provocazione di Trump: "I prossimi Mondiali senza Messico e Canada, magari Usa e Cina insieme"













