Pubblicato il: 22/07/2026 – 17:49

di Giorgio Curcio

REGGIO CALABRIA Una cella del carcere di Siracusa trasformata nella cabina di regia di un’organizzazione capace di trattare con fornitori stranieri, finanziare importazioni di cocaina, scegliere le modalità di trasporto e impartire disposizioni agli uomini incaricati di agire all’esterno. È uno degli aspetti centrali dell’ordinanza firmata dal gip di Reggio Calabria Elsie Clemente nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sodalizio dedito al narcotraffico e ritenuto funzionale agli interessi della cosca Alvaro di Sinopoli. Al vertice del sistema, nella ricostruzione accusatoria, ci sarebbero stati Vincenzo Alvaro e Francesco Riitano, detenuti e compagni di cella nel penitenziario siracusano. I due, tra i 35 destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono indicati come promotori, direttori, organizzatori e finanziatori dell’associazione: avrebbero comunicato con l’esterno attraverso criptofonini detenuti illegalmente, mantenendo il controllo sulle decisioni strategiche e sulle singole operazioni.

La «funzione di governo» dal carcere

Non semplici interlocutori chiamati a esprimere un parere, ma soggetti ai quali, secondo il gip, gli uomini operativi riconoscevano una posizione sovraordinata. Nell’ordinanza si parla di una «stabile funzione di governo delle attività illecite del gruppo», esercitata attraverso interventi continui sulle scelte economiche, sui rapporti con i fornitori e sulle modalità di esecuzione delle consegne. Dal carcere, Alvaro e Riitano avrebbero deciso i canali attraverso i quali procurarsi la cocaina, conducendo personalmente trattative con fornitori sudamericani e olandesi. Avrebbero approvato prezzi e condizioni economiche, stabilito le modalità di trasporto, indicato gli accorgimenti da adottare per evitare i controlli e affrontato i problemi sorti dopo il sequestro dei carichi. A loro viene attribuito anche un ruolo finanziario: avrebbero partecipato ai costi delle importazioni e condiviso con gli altri finanziatori rischi e perdite delle operazioni. Per la giudice, proprio il coinvolgimento nelle decisioni e nel sostegno economico dimostrerebbe una partecipazione stabile, non occasionale, al presunto programma criminale.