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Da sinistra a destra: Maggiore Luca Ghiselli, Tenente Colonnello Carmine Mungiello, dott. Stefano Musolino, dott. Giuseppe Borelli, Colonnello Antonio Merola e Tenente Colonnello Antonio Bagnato.

«Una parte significativa delle attività di narcotraffico veniva svolta da alcuni degli indagati mentre si trovavano all’interno del carcere di Siracusa dove avevano la disponibilità di un telefono criptato con il quale comunicavano verso l’esterno impartendo le disposizioni». Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel corso della conferenza stampa tenuta per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di 35 soggetti.

Il rapporto tra l'organizzazione criminale e i portuali

Borrelli ha sottolineato che «è stato documentato il rapporto esistente tra l’organizzazione, cioè tra coloro che curavano direttamente l’importazione, e le squadre di portuali e addetti con i compiti di esfiltrazione della droga ai quali veniva riconosciuto il 15% del valore della sostanza stupefacente. I portuali, inoltre, fornivano tutta una serie di informazioni che poi si sarebbero dovute seguire da parte dei trafficanti sudamericani. Per esempio, veniva suggerito di utilizzare navi che giungessero a Gioia Tauro solamente in transito o veniva consigliato di prediligere container non refrigerati perché sottoposti a scanner con minore frequenza. Veniva controllato l'inserimento della nave nella black list della Guardia di finanza e addirittura vi era la disponibilità alla rimozione della nave da questa black list, dietro pagamento di un supplemento aggiuntivo necessario a pagare il dipendente infedele che avrebbe svolto tale attività».