Il carcere di Siracusa, ancora una volta, al centro degli affari illeciti della droga. Stavolta sarebbero stati i potenti boss Alvaro della 'Ndrangheta di Sinopoli a "gestire" grazie ai telefonini il narcotraffico internazionale. Vincenzo Alvaro e Francesco Riitano, compagni di cella nella casa circondariale della Sicilia orientale, avrebbero impartito le direttive programmatiche ed esecutive avvalendosi di criptofonini detenuti illegalmente. Nonostante fossero dietro le sbarre i due indagati - raggiunti oggi da una misura cautelare - coordinavano le trattative direttamente con i fornitori esteri sudamericani ed olandesi. Il punto di connessione fra il carcere di Siracusa e l'esterno sarebbe stato Francesco Alvaro. Il giovane calabrese avrebbe organizzato le attività sul campo, mantenendo i contatti tra i vertici reclusi e la rete di fornitori e clienti. Inoltre avrebbe gestito la cassa e si sarebbe interfacciato con i narcos per le operazioni nei porti di Salerno e Genova. L'organigramma criminale si sarebbe completato con Pasquale Romeo (classe '96) e Angelo Riitano. Quest'ultimo avrebbe avuto il ruolo di organizzatore e finanziatore. E inoltre Riitano avrebbe fatto da tramite diretto per lo zio Francesco Riitano recluso a Siracusa, veicolando informazioni e co-finanziando le importazioni di droga. Giuseppe Cannizzaro, organizzatore autonomo e braccio destro sul campo di Francesco Alvaro e Pasquale Romeo, era invece responsabile della custodia, della movimentazione e dello smercio della droga, del recupero crediti, della gestione di armi e telefoni criptati, oltre a pianificare ritorsioni.
Dal carcere di Siracusa le strategie per il narcotraffico internazionale: 35 arresti, ecco i nomi dei siciliani
Grazie ai criptofonini i potenti boss della 'Ndrangheta riuscivano a gestire gli affari illeciti della droga












