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«Le indagini hanno confermato l’esistenza di una confederazione tra le organizzazioni 'ndranghetiste che operano nei vari quartieri di Reggio Calabria, attive nelle estorsioni e nel narcotraffico».E’ uno dei passaggi dell’intervento del capo della Procura di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, esposti nel corso di una conferenza stampa per spiegare i particolari dell’ennesima operazione conclusa dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri contro le cosche cittadine che ha portato all’arresto di 73 indagati e sei finiti ai domiciliari.Gli inquirenti, inoltre, hanno anche captato i resoconti di alcuni summit di 'ndrangheta «in cui venivano ridefiniti e ristabiliti gli equilibri tra le 'famiglie' che controllano il centro (storico cittadino, ndr), spartendo i proventi illeciti, pianificando i tradizionali riti di affiliazione, conferendo «doti» criminali e gestendo i rapporti con le altre consorterie del territorio».Estorsioni e narcotraffico, secondo gli investigatori, «rimangono i pilastri finanziari dei clan», ma «la preoccupazione maggiore è l’altissima capacità di penetrazione della 'ndrangheta nell’economia legale e nei servizi pubblici».
Giuseppe Borrelli, infatti, ha sottolineato quanto emerso dall’inchiesta «su un settore specifico, definito «strategico» per la consorteria - quello della manutenzione e della pulizia dei treni presso il polo ferroviario di Reggio Calabria - un condizionamento che si sarebbe manifestato attraverso rapporti con le imprese affidatarie del servizio. Un servizio di manutenzione e di pulizia affidato ad un esponente dell’organizzazione criminale che avrebbe gestito sia le assunzioni del personale, sia il rapporto lavorativo. Questo anche attraverso l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nelle dinamiche sindacali, ritenute funzionali a garantire l’influenza criminale sul comparto e ad assicurare utilità economiche alle cosche».La base logistica di Santa Caterina










