È ancora aperta e tutta da giocare la partita che a Prato contrappone i 95 lavoratori della logistica licenziati da Acca s.r.l., l’azienda stessa e le decine di proprietari del cosiddetto pronto moda che rivendicano il diritto delle proprie merci di ottenere la valorizzazione sul mercato. Martedì, infatti, il sindacato SuddCobas ha reso noto che il gip del Tribunale di Prato non ha convalidato il decreto d’urgenza sul sequestro delle merci nei magazzini di Acca, decreto che aveva condotto il 3 luglio allo sgombero del picchetto davanti ai cancelli di Acca. Secondo il Tribunale di Prato, le merci non sono deperibili quindi non vi è alcuna urgenza di ritirarle dai magazzini per farle arrivare lì dove saranno vendute. Il portato del provvedimento va ben oltre e che ha a che fare con il diritto di sciopero e la libertà di rivendicare che anche a Prato giunga la Costituzione italiana.
Da oltre un mese e mezzo i lavoratori, organizzati del sindacato SuddCobas, sono in presidio permanente per contestare i 95 licenziamenti da parte dell’Acca, gestore di uno dei più grandi magazzini di logistica del comparto moda. Licenziamenti dal retrogusto repressivo contro quei lavoratori che da anni si sindacalizzano e rivendicano migliori condizioni di lavoro e la cessazione di pratiche di sfruttamento e caporalato nel distretto tessile per eccellenza. Pratiche – nello specifico caporalato e violenza – di cui alcuni dirigenti della Acca stessa sono stati accusati: i fatti risalgono al biennio 2023-2024, quando secondo le denunce i lavoratori, oltre allo sfruttamento disumano, furono vittima di agguati e aggressioni al fine di inibirne sindacalizzazione e conflitto. Negli anni, il conflitto sociale ha restituito a questi lavoratori contratti regolari e orari di lavoro dignitosi.









