a

Quest’anno la Tari costerà ai romani il 5,2% in più rispetto al 2025, effetto dell’aumento dei costi collegati al servizio. L’Assemblea capitolina ha approvato ieri il Piano economico-finanziario di Ama per il biennio 2026-2027 e le tariffe per l’anno in corso, un «sì» che è arrivato intorno all’ora di pranzo, tra le polemiche. Dai banchi dell’opposizione, infatti, il centrodestra ha sottolineato che, a fronte della Tari che sale sia per le utenze domestiche che commerciali, raccolta rifiuti e igiene urbana sono ancora al di sotto delle aspettative.

Da Mariacristina Masi a Stefano Erbaggi (Fratelli d’Italia) fino a Marco Di Stefano (Noi Moderati), l’aumento di oltre il 5% è giudicato «inammissibile». Accolto invece dalla maggioranza un ordine del giorno della capogruppo di Forza Italia, Rachele Mussolini, per aumentare il numero di ispettori ambientali: «Una misura più che mai necessaria - ha commentato la consigliera - a fronte dei soli 16 addetti Ama che, attualmente, sono deputati al controllo dell’abbandono illecito dei rifiuti». Tornando alla Tari, l’assessore al Bilancio Silvia Scozzese ha puntualizzato che gli aumenti tariffari sono dovuti all’incremento dei costi sostenuti da Ama: il Pef vale infatti 921 milioni sul 2026 e 930 milioni sul 2027, rispettivamente il 7 e l’8% in più rispetto al 2025. A gravare sarebbero stati l’inflazione, i rincari sull’energia, l’incremento dei costi per il personale e il maggior costo di conferimento dei rifiuti negli impianti regionali, dovuto all’aumento delle tariffe «da parte della Regione Lazio», ha concluso Scozzese.