Una legge elettorale con premio di maggioranza non garantisce la governabilità. Anzi, crea i presupposti per renderla impossibile, perché porta alla creazione di coalizioni disomogenee e alla sovrarappresentazione delle posizioni più estreme.

Una regola che si applica solo in quattro paesi

Cosa hanno in comune l’Armenia, la Grecia, Malta e San Marino? Non la lingua o la religione e neppure l‘appartenenza all’Unione europea o alla Nato. Ciò che li accomuna è che sono i soli paesi al mondo che oggi eleggono il parlamento mediante un sistema elettorale con premio di maggioranza esplicito. Cioè con un meccanismo di attribuzione dei seggi che deroga alla ripartizione proporzionale, attribuendo al partito o alla coalizione più votata una rappresentanza superiore all’effettiva consistenza elettorale, al fine di costituire o consolidare una maggioranza parlamentare.

In Italia, è la regola nel voto per i governi locali, accompagnata dall’elezione diretta di sindaci e presidenti di regione secondo il meccanismo del simul stabunt, simul cadent, che ha garantito efficacia e stabilità, ma a costo di una marginalizzazione delle assemblee elettive.

Ora la controversa legge elettorale proposta dal governo, approvata dalla Camera e inviata al Senato ha tra i suoi obiettivi la reintroduzione del premio di maggioranza anche per l’elezione del Parlamento, in continuità con le poco felici esperienze del passato, nel 1923; 1953; 2005; 2015).