Il governo di Giorgia Meloni ha depositato in Parlamento il disegno di legge che introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità. Il confronto si concentra sull’entità del premio, sul possibile ballottaggio e sugli effetti che una maggioranza rafforzata potrebbe avere nelle votazioni che richiedono quorum elevati. Ecco cosa c’è da sapere.

La nuova legge elettorale, depositata alla Camera e al Senato, apre una fase politica delicata perché interviene sulle regole con cui i voti dei cittadini verranno trasformati in seggi alle prossime elezioni politiche e, quindi, può incidere in modo significativo sugli equilibri futuri del Parlamento. Il testo, frutto di settimane di trattative interne alla maggioranza, punta infatti a superare l'attuale impianto e a introdurre un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità, con l'obiettivo dichiarato di garantire "maggioranze più stabili". Ma proprio la misura di quel premio e i suoi effetti indiretti sulle votazioni di garanzia alimentano lo scontro con le opposizioni. Come funziona il nuovo sistema proposto Il disegno di legge prevede un un sistema proporzionale cioè un meccanismo in cui i seggi vengono distribuiti ai partiti in misura proporzionale ai voti ottenuti, ma integrato da un correttivo maggioritario predeterminato. Cosa vuol dire in concreto: che la lista o la coalizione che raggiunge almeno il 40 per cento dei voti validi ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Se nessuna forza supera quella soglia, è previsto un eventuale turno di ballottaggio tra le prime due che abbiano conseguito almeno il 35 per cento: chi vince ottiene il premio. Qualora nessuno raggiunga nemmeno il 35 per cento, i seggi verrebbero attribuiti interamente con metodo proporzionale, aprendo la strada a possibili accordi parlamentari successivi al voto. Resta fissata al 3 per cento la soglia di sbarramento per l'ingresso in Parlamento.