È difficile che Giorgia Meloni rinunci alla nuova legge elettorale. Se restasse il Rosatellum, il possibile pareggio – proprio quell’eventualità che per essere scongiurata ha spinto il centrodestra a progettare il nuovo sistema di voto – avrebbe un prezzo pesantissimo: l’uscita da Palazzo Chigi. La sconfitta anche personale della premier, inoltre, sarebbe accompagnata dall’implosione del centrodestra, rendendo un’entità del tutto diversa l’alleanza politica che attualmente esprime il governo. Pareggiare significherebbe, in modo più ampio, scompaginare tutti e due gli schieramenti, con una penalizzazione specifica di Meloni. Non a caso, a escludere apertamente un ripensamento sulla legge elettorale è stata la sorella Arianna, in difesa di Giorgia.La leader che nell’arco di pochi anni è riuscita a trasformare una forza politica minoritaria di destra nel primo partito della coalizione, conquistando la guida del governo e che nei sondaggi anche degli ultimi tempi resta ben al di sopra del 25%, è portata a giocare fino in fondo la partita con una legge elettorale che consentirà a chi vince di prendere tutto, compreso il Quirinale, nonostante che per Meloni e per gli alleati la situazione sia progressivamente cambiata in peggio rispetto ai primi mesi dell’anno, quando era stato elaborato il progetto di riforma, ribattezzato subito Stabilicum all’interno del centrodestra con un riferimento, appunto, alla stabilità di governo ma definito Melonellum dalle opposizioni e da tanti analisti perché ritenuto tagliato su misura dei suoi autori. In particolare, l’abolizione dei collegi uninominali, lasciando solo il voto di lista, è una scelta che penalizza il centrosinistra soprattutto nel Meridione, dopo che l’alleanza Pd-Cinque Stelle-Avs è uscita vincente dalle elezioni in Campania e in Puglia. Poi, il referendum sulla giustizia, perso dal centrodestra, ha ribaltato i rapporti di forza fra i due schieramenti: lo scenario meno negativo per l’attuale coalizione di governo è un testa a testa. Ma se dovesse vincere il campo progressista sia pure per pochi punti, in base alle nuove regole presentate in Parlamento, il premio di maggioranza, come risaputo, andrebbe all’alleanza imperniata su Schlein, Conte, Fratoianni-Bonelli, Renzi ed altri cespugli centristi. L’arrivo di Roberto Vannacci, con Futuro Nazionale, ha dato il colpo di grazia indebolendo ulteriormente il centro-destra di governo, a danno in primo luogo della Lega. Nonostante le difficoltà via via emerse, se Meloni intende perseverare con la nuova legge elettorale che è già passata attraverso l’esame della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, è perché non ritiene persa la sfida lanciata da Vannacci, scommettendo anche su Calenda, che tenta di sottrarre consensi – fuori dall’alleanza progressista – ai centristi che non riescono a dar vita a un soggetto unico (superando l’ultima contesa nata in questo campo, quella Renzi-Onorato) e anche al Pd nell’elettorato riformista.Un errore strategico, però, indebolisce il centrodestra: quello di aver rinunciato al ballottaggio (sia pure eventuale) nell’ultima versione dello Stabilicum-Melonellum. Era lo strumento che avrebbe potuto consentire tecnicamente di uscire dal dilemma: meglio Vannacci dentro o fuori il patto di coalizione? Inizialmente previsto nell’ipotesi in cui non scattando il premio di maggioranza per il mancato superamento della soglia del 40% le due coalizioni avessero conseguito almeno il 35%, il doppio turno di votazione è stato poi escluso per venire incontro all’obiezione che ci sarebbe stato il rischio di due maggioranze diverse, fra Camera e Senato. La soglia per il premio è stata alzata al 42% ma il ballottaggio è stato cancellato, nel secondo testo presentato alla Camera. Quella chance sarebbe stata politicamente più utile al centrodestra, nella prospettiva di un’alleanza elettorale con Vannacci da siglare solo in un secondo momento, nella sfida con il centrosinistra, sempre che l’intenzione sia quella di non chiudere del tutto la porta all’estrema destra. Peppino Calderisi e Gaetano Quagliariello, sul Sole 24 ore, hanno proposto alla maggioranza la soglia del 50% e il ballottaggio per l’assegnazione del premio. Vorrebbe dire rimettere mano nuovamente al testo, allungando i tempi che si sono già dilatati nel momento in cui la maggioranza si è misurata con una questione più urgente, che ha messo in secondo piano tutte le altre.Sebbene Forza Italia e Lega ne farebbero molto volentieri a meno, nella convinzione che le preferenze (ora escluse) avvantaggiano il partito più grande dell’alleanza (Fdi) nella raccolta dei candidati che si avvalgono di rilevanti consensi personali, una modifica, invece, va fatta per quanto riguarda le liste bloccate. La Corte Costituzionale è già intervenuta in materia avvertendo che gli elettori non possono essere esclusi dalla scelta degli eletti, resa ora più ardua dall’aggiunta della lista collegata al premio di maggioranza e anche questa bloccata. Insomma, la nuova legge elettorale, sulla quale insiste il centrodestra, resta un cantiere aperto.Chiuderlo e azzerare tutto, appare improbabile. Chi sarà “premiato” dal nuovo sistema è l’unico interrogativo che ormai pesa davvero sui due schieramenti in lizza, al di là della dura battaglia parlamentare che accompagnerà il cammino parlamentare della riforma.
Nuova legge elettorale: le incognite del Melonellum
La nuova legge elettorale resta un cantiere aperto, ma per Meloni è irrinunciabile. Con il Rosatellum, un pareggio la costringerebbe a lasciare Palazzo Chigi














