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Massimiliano Nerozzi e Paolo Tomaselli

L'eredità del torneo americano vinto dalla Spagna. Quaranta giorni di emozioni e novità, di favole e crolli

DAL NOSTRO INVIATOEAST RUTHERFORD - Le grandi che non sono più grandi, come l’Italia, la Germania, il Brasile. L’Africa che spinge forte e porta il Marocco ai quarti per due edizioni di fila (in Qatar arrivò quarto) meglio di tedeschi, brasiliani, ma anche di Olanda e Portogallo. L’Asia che fatica e non supera mai lo sbarramento degli ottavi. I rigori sbagliati, mai così tanti. I cross, sempre e comunque, come cifra stilistica predominante. E poi certo i gol delle stelle, i record frantumati dai grandi bomber che si sono dati la caccia fino all’ultimo. L’Europa domina, ma i flop di Francia e Inghilterra in semifinale hanno fatto rumore per come sono maturati: non c’è mai nulla di scontato, anche se poi vincono i migliori. Mbappé coi suoi gol e Olise con i suoi assist a lungo sono sembrati irraggiungibili: l’era Deschamps dopo 14 anni però è finita male.

Le lacrime dei gigantiL’Italia assente ormai non fa più notizia: chissà cosa avrebbe fatto la squadra di Zenica se si fosse qualificata, ma è difficile pensarla tanto oltre gli ottavi. La Germania si è fermata prima, ai rigori col Paraguay: uno choc per una squadra già incapace di superare il primo turno nei due tornei post vittoria del 2014. Il Brasile sognava il sesto titolo con Ancelotti invece colleziona il sesto mondiale di fila fallimentare: Neymar ha giocato pochissimo, ma è il simbolo di una squadra senza stelle, escluso Vinicius. La Norvegia è stata la grande sorpresa tra le big, ma la Seleçao si è fatta dominare anche dal punto di vista tecnico da Haaland e soci. Come l’Olanda, contro il Marocco.