di Furio Durando

Dopo sedici partite dei Mondiali di calcio, il rodimento per la terza assenza dell’Italia da parte di certi giornali sportivi, ringalluzziti dai recenti trionfi contro Lussemburgo e Grecia, tracima. Pierfrancesco “Carneade” Archetti e poco dopo Alessandro Altobelli sulla Gazzetta straparlano frettolosamente di tante cose, oppressi dall’ipertrofia del format partorito da Infantino con 48 squadre e triplice sede e depressi dal nostro essere spettatori.

Punti dal sacrosanto sarcasmo del presidente Fifa sull’attuale difficoltà dell’Italia a qualificarsi per un mondiale con meno di 200 squadre, invece che riflettere sui fallimenti, sono in tanti – sembrano tanti Sechi in salsa sportiva – a etichettare “non all’altezza” (di chi? Dell’Italia messa sotto da Norvegia e Bosnia?) la maggior parte delle squadre in gara, a vaneggiare di “grandi assenti” (l’unica è la Russia, estromessa perché non ha la stella di David sulla bandiera; il resto è omissibile), a definire mediocre il campionato, troppe le partite e molte quelle “inutili” (???).

Partite “noiose” o “inutili”. Come se nel campionato italiano, da troppi anni appesantito da 20 squadre delle quali le solite 7-8 competitive per scudetto e coppe, 4 o 5 per salvarsi e le altre prive di ambizioni, le gare fossero tutte avvincenti e non si capisse quasi sempre dopo 12-13 giornate chi lotterà per lo scudetto e chi retrocederà, e chi galleggerà nella mediocrità, col rischio di dosare l’impegno secondo convenienza e “amicizie”: con 16 squadre, scudetto alla prima, CL alla seconda e play-offs per le coppe dal terzo all’ottavo posto, e play-outs dal nono al sedicesimo posto, il divertimento e la credibilità sarebbero altri.