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Quattro stanze piene di scatoloni, un paio di tavoli, una fila di sedie impilate e una serie di scaffali metallici con centinaia di faldoni numerati. Ai muri sono appesi alcuni cartelloni del doposcuola con le tabelline, e i festoni colorati rimasti dalle ultime cene di autofinanziamento. In pochi sanno che qui, al Centro di documentazione dei movimenti di Bologna, è conservata la gran parte dei documenti dei processi per il G8 di Genova del 2001, messi insieme negli anni dai manifestanti e dai loro avvocati.

Da quel G8 sono passati venticinque anni. Mentre a Genova si incontravano i leader delle maggiori potenze mondiali, avvennero alcuni degli episodi più violenti e importanti della storia italiana recente. Tra il 19 e il 21 luglio del 2001 ci furono grandi manifestazioni dei movimenti no global, contrari al modello di sviluppo economico basato sulla globalizzazione, che furono represse ferocemente: Amnesty International definì quei giorni «la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal dopoguerra».

Questi episodi sono ricordati e discussi ciclicamente e con grande partecipazione, provocando ancora oggi tensioni e scontri politici. Nonostante questo, la documentazione che si trova oggi a Bologna al Centro di documentazione, noto anche come Centro doc, rischiava di andare perduta.