Venticinque anni sono moltissimi nella vita di una singola persona. Mentre possono rappresentare un battito di ciglia nella vita di un movimento. Sono sicuramente abbastanza per poter usare la parola eredità e chiedersi quale sia quella di una fenditura temporale come è stato il Genoa Social Forum del 2001, oggi.
Accade spesso che nell’esplorare il passato, si finisca per porsi in maniera autobiografica nei confronti della storia, chiedendosi lunapoppianamente che ne è stato di noi? La domanda più pressante rimane invece quella da porre a chi è venuto dopo, a chi nemmeno era nato in quel torrido luglio 2001: «Che ne sapete voi, voi giovani, del G8?» Interrogativo a tratti (pre)supponente, scalzato fortunatamente subito dal fatto che sono i giovani, già da prima e già da tempo, a chiederselo: «Ma che ne sappiamo noi del G8?»
Parlare ancora del G8 di Genova: non è solo questione di memoria
«Non ho vissuto direttamente quei giorni. Ma sento che esiste un legame tra chi aveva vent’anni nel 2001 e chi li ha oggi. Il messaggio che vorrei ricevere da quella generazione è semplice: non arrendersi, nemmeno di fronte all’oppressione. Il testimone che ci stanno lasciando è la consapevolezza che la partecipazione collettiva è necessaria e che nessun cambiamento nasce dall'indifferenza». Sono le parole di Adele, 23 anni, membro giovanissimo del Comitato Piazza Carlo Giuliani. Lei come tanti e tante altre giovani sono i nuovi manifestanti, le nuove attiviste, i nuovi studenti, le nuove politiche e nel dar forma al futuro, inciampano inevitabilmente nel passato, in forme e tempi estremamente disomogenei. Sempre Adele racconta: «A venticinque anni dal G8 di Genova, la consapevolezza di ciò che accadde è ancora eterogenea; molti ne conoscono solo una versione frammentata, spesso limitata agli episodi di violenza. Eppure Genova rappresenta uno spartiacque nella storia italiana, un momento che ha segnato profondamente il rapporto tra cittadini, partecipazione politica e istituzioni. Credo che questa frammentarietà sia dovuta anche al modo in cui gli eventi sono stati raccontati».











