Genova – A 25 anni dai fatti, Genova si prepara a ricordare e a riflettere ancora una doverosa volta sul G8 del 2001. C’è una grande differenza, però: nessuno ha più nulla da aggiungere sulle responsabilità di Stato, accertate dalla magistratura, per quelle pagine buie rappresentate dalla fallimentare gestione della piazza e soprattutto dalle mattanze della Diaz e di Bolzaneto, dove il sistema pubblico si è addirittura macchiato del reato di tortura. Oggi è possibile concentrarsi sui contenuti. Anche perché, lo dicono i numeri, rispetto al 2001 il mondo è peggiorato. Più povertà, più malattie, più guerre, più diseguaglianze, più crisi finanziarie, più poteri invisibili, più odio. E anche: meno giustizia, meno diritti, meno agibilità, meno sforzo verso il futuro, meno umanità, meno solidarietà, meno sogni. Venticinque anni fa un enorme cartello di associazioni, dai lavoratori ai contadini, dai religiosi ai “disobbedienti”, dagli ambientalisti ai cooperatori, dai ragazzi ai pensionati, si era radunato nel Genoa social forum. Fu elaborata una piattaforma di programmi concreti (non semplici idee, ma piani d’azione) con lo slogan «un mondo migliore è possibile». Secondo loro, quella piattaforma era necessaria. Oggi, se si analizzano quei contenuti si può dire che quella ricetta necessaria oggi è diventata urgente. Avevano ragione loro. Al contrario dei G8, che invece non seppero prevedere nulla di quanto sarebbe avvenuto poco dopo e che proposero una serie di ricette inconcludenti e nate già superate. Invece. Nella “Dichiarazione di Genova per i diritti globali”, il Genoa social forum chiedeva la convocazione di un’Assemblea rappresentativa dei popoli per riformare le Nazioni Unite (vista l’inutilità di oggi dell’Onu sarebbe stata salvifica); lo stop a un nuovo riarmo; l’annullamento del debito dei Paesi del Sud (che avrebbe frenato la fuga delle popolazioni); il riconoscimento del credito ecologico e sociale dei Paesi poveri; il blocco della liberalizzazione del commercio; l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie; l'entrata in vigore immediata dei protocolli internazionali sull’ambiente e la sostenibilità, come quello di Kyoto e sulla biodiversità; un’attenzione alle potenziali pandemie. Si può immaginare un mondo che avesse colto quella visione? I “grandi” neppure hanno voluto leggerla.