Genova 2001, 25 anni dopo dal G8: il racconto di chi c'era, tra Diaz, Bolzaneto e una generazione segnata. Perché ricordare oggi è ancora necessario

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La strada che portava a GenovaUna narrazione distorta ancora prima dei fattiQuattro giorni, e poi il buioIo, quella notteUna generazione con una X davanti e un silenzio durato vent’anniNon tutte le sconfitte sono una resa

Oggi ricorrono venticinque anni esatti da uno dei momenti più bui della storia repubblicana italiana, da quelli che anche Wikipedia definisce “i fatti del G8 di Genova“: giorni in cui, per quasi una settimana, la democrazia in Italia si eclissò, ricordando all’Europa intera il buio delle torture di uno Stato di polizia.

Io, in quei giorni, ero lì. E solo per una serie di casi fortuiti non mi sono ritrovata a Bolzaneto prima e a dormire alla Diaz quel dannato sabato sera in cui si consumò quella che fu poi definita, dalle stesse parole di un funzionario di polizia presente, “una macelleria messicana”. Forse è per questo che, nonostante sia passato un quarto di secolo, non riesca ancora a parlarne (e scriverne) con lucidità, senza ritrovarmi il viso solcato da lacrime che iniziano a scorrere da sole.