Delle migliaia di «telecamerine» presenti quel luglio 2001 a Genova nei giorni del G8 si è detto a lungo, in questi due decenni le immagini, le ore di girato, di materiali non sono state solo fondamentali nei tribunali e nelle ricostruzioni giudiziarie ma hanno formato – e continuano a farlo -l’archivio «disobbediente» di una possibile memoria collettiva. E non cristallizzata ma che ancora adesso apre nuove riflessioni mostrando le cicatrici e insieme le traiettorie che arrivano dall’Italia di Berlusconi, Fini e il centrodestra al potere (e un centrosinistra assente nel confronto) fino a oggi.

Era forse la prima volta che tante e tanti partivano con l’obbiettivo di «documentare», complici anche i nuovi mezzi leggerissimi, c’erano state discussioni per un film collettivo – che poi prese diverse direzioni. Uno, quello più «ufficiale» era stato Un altro mondo è possibile, a coordinarlo c’era Citto Maselli, fra i registi e le registe che vi avevano preso parte c’era anche Mario Monicelli che a proposito della sua partecipazione e del movimento no-global disse: «Io sono sempre stato di sinistra non vedo perché oggi dovrei cambiare idea. Il popolo di Seattle non è comunista, è anticapitalista. Come non aderire alle sue ragioni quando il capitalismo è stata l’ideologia più spietata del secolo?».