In quella lunghissima e difficile stagione dei processi del G8 del 2001 – la brutale irruzione alla scuola Diaz, la prigione delle torture di Bolzaneto e alcuni episodi di violenze di strada – comparve sulla scena un eterogeneo e ostinato gruppo di attivisti che, grazie a competenze nel campo tecnologico e ad una passione non comune, supportarono le parti civili (ossia i manifestanti pestati, torturati e ingiustamente arrestati) nonché le stesse procure che combattevano contro l’omertà dei corpi di appartenenza degli indagati. A 25 anni di distanza quel fondamentale lavoro di controinchiesta giudiziaria che ha generato una branca della “forensic investigation”, viene ricordato e celebrato in una mostra e un convegno. La mostra è quella allestita al Maiiim nella Darsena (Calata Andalò Di Negro 15) che si intitola “Punti di vista” e durerà dal 10 al 30 luglio ed è curata dall’attivista e documentarista Carlo A. Bachschmidt.
Un progetto che nasce, spiegano gli autori «con l’obiettivo di trasformare la memoria del G8 in uno strumento di riflessione sul presente, mettendo al centro il ruolo delle immagini nella costruzione dei fatti, nei processi giudiziari e nel dibattito pubblico. Genova 2001 rappresenta un passaggio fondamentale in questa storia. Per la prima volta in modo sistematico, fotografie, video amatoriali, riprese giornalistiche e registrazioni audio furono raccolti, sincronizzati e analizzati all’interno di procedimenti giudiziari complessi. Da quell’esperienza emersero pratiche di controinchiesta visiva che, pur sviluppate in forma sperimentale, anticiparono alcune metodologie oggi utilizzate a livello internazionale nell’ambito delle investigazioni forensi basate sulle immagini».














