L’idea di un altro mondo possibile, pestata a sangue a colpi di “tonfa” alla scuola Diaz e ferita a morte con la “sospensione della democrazia” alla caserma di Bolzaneto, prova a riprendere forma proprio qui: in quello che nel luglio del 2001 era il cuore della zona rossa. Dove si incontrarono gli otto Grandi, in quel Palazzo Ducale circondato da grate alte tre metri come una muraglia d’acciaio che tagliava il centro storico di Genova, venticinque anni dopo si terrà l’assemblea nazionale del movimento No Kings. «Voi otto, noi sei miliardi» era lo slogan potente che sintetizzava l’intuizione. «Un’idea radicale che fotografava lo squilibrio di potere e profitto nelle mani di pochi. Adesso appare chiaro: avevamo ragione su tutto». Raffaella Bolini è la vicepresidente nazionale di Arci, attiva nel movimento Stop Rearm Europe e No Kings: nei giorni del G8 era una delle portavoci del Genoa Social Forum.Sabato 18 luglio, 25 anni dopo, prova dunque a ripartire proprio da qui il movimento No Kings, che si definisce «una nuova alleanza ribelle contro i re del mondo, dai padroni dell’Ia ai signori degli Stati-nazione» ed è nato dalla convergenza tra Stop Rearm Europe e A Pieno Regime, la rete di sindacati, associazioni, collettivi e movimenti in opposizione ai decreti sicurezza del governo Meloni. In tanti, al G8 del 2001, c’erano. «Ma non è un incontro di reduci, anzi – sottolinea Bolini – dal movimento per Palestina agli studenti scesi in piazza per la Flotilla, c’è una nuova generazione che si impone. Oggi esistono esperienze sociali che dimostrano che si può vivere in modo diverso: ma sono isole. E fronte a forme di dominazione globale non ci si può difendere a frammenti: serve un nuovo movimento che ridisegni la società. La destra mobilita sulla paura: noi dobbiamo rispondere con la speranza».Genova, dunque, sarà un laboratorio. Per due settimane si rifletterà su quello che ha rappresentato il G8 del 2001: con i protagonisti di allora, dal pm Enrico Zucca a Haidi Giuliani, la madre di Carlo ucciso in piazza Alimonda, a Lorenzo Guadagnucci, testimone della «macelleria messicana» della Diaz. Una serie di incontri rivisiteranno in chiave attuale i temi posti dal Social forum di allora: con l’imperativo Riprendiamoci il futuro. «Oggi la guerra si è impadronita dell’economia: distrugge il lavoro e il pianeta, visto che la transizione ecologica non è più in agenda. Rifletteremo sull’uccisione del welfare a favore del warfare, sui rischi della sorveglianza capillare, compresa quella delle smart city. Sui porti e sulle fabbriche di armi dove ci sono nicchie di resistenza». Deborah Lucchetti, ex-operaia e sindacalista, nel 2001 era in piazza con la rete Lilliput: esperta di lavoro e diritti umani, oggi è coordinatrice della Campagna abiti puliti e presidente della cooperativa sociale Fair. È proprio Fair a coordinare la rassegna che si terrà al Ducale dal 16 al 19 luglio con eventi in tutta la città: «Non sarà un nostalgico memoriale – spiega – ma un dialogo sul presente. Ogni giorno sarà una chiamata all’azione: la prima richiesta è che Genova diventi porto e città di pace».«All’epoca manifestavamo contro gli otto Grandi. Oggi sono le multinazionali della tecnologia che tengono in ostaggio gli Stati – ragiona Carlo Bachschmidt, documentarista che partecipò al Genoa Social Forum e poi fu consulente tecnico di parte, autore di “Black Block”, menzione speciale alla Mostra del Cinema di Venezia – Genova sarà l’occasione per gli attivisti di oggi di riannodare i fili. Un passaggio di testimone».A Genova si proverà a organizzare una manifestazione in tutte le capitali europee, il 21 novembre. «No Kings intercetta convergenze – spiega Bolini – tra Stop Rearm Europe, nata ad aprile dopo l’annuncio del piano di riarmo europeo, e A Pieno Regime contro i decreti sicurezza e la repressione dei più fragili. Due facce della stessa medaglia, per poi allargarci a molte altre reti». La prima assemblea è stata a Roma, a novembre. A gennaio, con la manifestazione di Bologna, viene scelto il nome, No Kings, evocando i movimenti anti-Trump. Il 28 marzo a Roma scendono in piazza 300 mila persone, unite dalla battaglia per il no al referendum costituzionale. L’ultima tappa è stata Bruxelles, con la prima manifestazione europea promossa dal coordinamento belga con Stop Rearm Europe.Ad assistere all’assemblea ci sarà anche Domenico Chionetti: oggi è sindacalista Cgil, membro del coordinamento Social forum abitare. Nei giorni del G8 era un attivista dei centri sociali, braccio destro di don Andrea Gallo. «Ricordo le telefonate con il Gallo quando tutto precipitò, con l’omicidio di Carlo Giuliani. Io ero allo stadio Carlini come responsabile dell’accoglienza. Dopo la Diaz, con il megafono ho dovuto evacuare le persone che dormivano allo stadio: avevamo il terrore che la polizia facesse irruzione anche lì».Chionetti spiega che osserva con interesse l’attenzione dei No Kings per l’abitare: «Il tema casa viene ancora vissuto come problema soggettivo, non come lotta collettiva: eppure si sta mercificando, in tempo di economia di guerra permanente che fa alzare i costi, con i fondi di investimento a governare». «Genova», ragiona Chionetti, «non è stato un incidente: ma la sperimentazione di una visione di mondo dove le ricchezze sono concentrate in poche mani. L’altra prova generale riguardò l’impunità: la sospensione delle regole fu uno shock. Oggi è normalizzata». A Palazzo Ducale si parlerà anche di questo. Per provare a riannodare un filo. D’altronde: voi pochi. Noi, oggi, otto miliardi.
Genova è ancora in marcia
Dal 16 al 19 luglio Palazzo Ducale, cuore della zona rossa nel 2001, ospita l’assemblea nazionale del movimento No Kings. Con i testimoni del G8 e le nuove reti








