C’è un’immagine, tra le molte, emozionanti, tenere, talvolta strazianti con cui Stefano Valenti evoca i giorni indimenticabili e terribili del luglio del 2001 a Genova, quando decine di migliaia di persone contestarono il summit dei grandi della terra riuniti nel G8, che illustra la forza, per molti versi sconcertante, di quanto avvenuto allora.
QUEL VENERDÌ MATTINA – il 20 luglio -, in piazza Novi Francesco voleva aiutare una donna che camminava in mezzo alla strada, incurante del lancio di lacrimogeni e pietre. «Le andò incontro proteggendola con un volume di filosofia che in quei giorni portava con sé e alzò le braccia, prendendosi una scarica di manganellate. Lo braccarono e lo caricarono sul cellulare. Le immagini lo mostrano col sangue che gli cola sul volto e due carabinieri a fianco. Francesco aveva reagito cantando La Marsigliese». Dopo un pomeriggio passato in piedi, sotto il sole cocente, nel cortile della caserma della Stradale, non lontano dalla Fiera, sarebbe stato portato a Bolzaneto, nella caserma del reparto mobile della Ps dove, si apprenderà in seguito, i manifestanti fermati saranno sottoposti ad ogni sorta di violenza e a vere e proprie torture.
Al centro del romanzo, accanto a Francesco, il giovane docente universitario che si difende dai manganelli degli agenti brandendo un libro di filosofia, c’è un suo studente, Carlo, che alla ricerca intellettuale, e alle sirene dell’accademia, a detta del narratore – il terzo protagonista – preferisce l’attivismo.











