C'è chi nel 2001 ancora non era nemmeno nato e chi di quel luglio di 25 anni fa porta addosso ancora i segni. Generazioni lontane ma mai così vicine nel ricordo di una ferita che non riesce ancora a rimarginarsi e nella determinazione che un mondo migliore è, oggi più che mai, necessario. In migliaia, circa 10 mila, si sono dati appuntamento a Genova nei luoghi trasformati in "macelleria messicana" o dove "morì la democrazia" per ripercorrere le strade che, durante il G8, divennero teatro di scontri e videro il sangue scorrere a terra.
Partito a Genova il corteo per i 25 anni del G8
Un serpentone pacifico, colorato ma anche arrabbiato. Esattamente come avrebbe voluto essere un quarto di secolo fa, se non lo avessero silenziato con quelli che sono passati alla storia come "i fatti di Genova", ovvero i tre giorni in cui in Italia venne sospesa la democrazia. Nel primo pomeriggio i giovani dei collettivi si sono dati appuntamento davanti alla scuola Diaz. Con loro anche Mark Covell, il giornalista che finì in coma durante l'irruzione. "I ragazzi sono molto arrabbiati - ha detto - ma sono convinto che da Genova partirà un nuovo movimento della generazione Z che pian piano si prenderà tutta la scena". Il reporter inglese si è poi sentito male per il caldo ed è stato soccorso da alcuni manifestanti e caricato in ambulanza. Il corteo è arrivato fino a piazza Alimonda, dove il 20 luglio venne ucciso Carlo Giuliani, per unirsi agli altri attivisti per la manifestazione nazionale Nessun Rimorso. Qui hanno deposto alcuni fiori accanto al cippo che lo ricorda e anche un estintore. Presente anche la sorella Elena che all'assemblea dei No Kings ha spiegato che vivere senza il fratello "è come tutte le ingiustizie del mondo per le quali si deve combattere e lottare ancora tutti uniti".










