Le valigie scorrono sui marciapiedi delle stazioni torinesi, trascinate verso i treni del fine settimana. C’è chi parte per il mare con trolley ingombranti e chi, invece, sale con uno zaino leggero o un marsupio sulle spalle. Sui treni diretti a Genova il viaggio di oggi assume un significato diverso. A venticinque anni dal G8 del 2001, molti torinesi hanno scelto di raggiungere il capoluogo ligure per partecipare alle iniziative commemorative e al corteo organizzato in occasione dell’anniversario. I convogli in partenza tra le 10,30 e le 12,30 si riempiono progressivamente. Un treno può trasportare circa seicento persone e, tra turisti e pendolari, si mescolano studenti, lavoratori e famiglie. Molti nel luglio del 2001 erano bambini, altri non erano ancora nati. Eppure, nelle conversazioni che animano le banchine, ricorre la stessa convinzione: ricordare quei giorni è ancora importante. I controlli della polizia e la protesta di Sara Diena Davanti al binario 5, intanto, la polizia effettua controlli e identificazioni. Tra le persone fermate c’è anche la consigliera comunale Sara Diena, che sui social commenta: «Identificati per andare a ricordare la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale. Dopo 25 anni è questa la forma che assume la democrazia». Chi era bambino nel 2001 Poi c’è Jacopo Calzi, che nel 2001 aveva nove anni. Il suo primo ricordo di Genova è legato alle immagini televisive e al clima di smarrimento che seguì l’irruzione nella scuola Diaz. «Non capivo cosa stesse succedendo – racconta –, ma ricordo lo sconforto collettivo e il timore di mio padre». Negli anni, spiega, ha cercato di ricostruire quei fatti attraverso letture e testimonianze. Oggi vede nella partecipazione al corteo «un modo per collegare il passato ai problemi di oggi». Molte persone stipate sui binari non hanno vissuto direttamente quelle giornate di 25 anni fa. Luca Savio appartiene a questa generazione. «I fatti del G8 li ho scoperti al liceo, guardando documentari e leggendo testimonianze», spiega. Per lui, la commemorazione non riguarda soltanto la memoria storica, ma anche il senso di appartenenza a «una parte della società che continua a immaginare un mondo diverso». Guardando i vagoni pieni, dice di riconoscere «lo stesso sentimento che venticinque anni fa portò tante persone nella stessa piazza in cui ci stiamo dirigendo». Le testimonianze: “Quei temi sono ancora attuali” Sul regionale delle 12.30, il flusso dei passeggeri aumenta rapidamente. In pochi minuti salgono decine di persone. Nicola Durbiano, 36 anni, partecipa per la prima volta all’anniversario. «Nel 2001 ero troppo piccolo, ma ricordo le notizie e la difficoltà di un bambino nel comprenderne la complessità», racconta. Secondo lui, la ricorrenza assume oggi un significato particolare: «Le questioni sollevate allora mi sembrano fondate e, guardando il panorama politico attuale, credo sia indispensabile difendere quei diritti che a Genova venivano rivendicati». Accanto a lui c’è Beatrice, 35 anni. Anche lei non era presente nel 2001, ma conserva un legame personale con quegli eventi: sua madre e sua sorella parteciparono alle manifestazioni e un amico di famiglia fu portato nella caserma di Bolzaneto. «Avevo undici anni – racconta – ma la memoria del G8 è rimasta viva. Penso sia fondamentale mantenerla, soprattutto perché molti di quei temi, come la lotta ambientale, sono attuali più che mai». L’appuntamento mancato con la storia Sul treno partito dal Lingotto alle 11,30 sale Alice, 41 anni, che definisce la propria presenza a Genova come una sorta di appuntamento mancato con la storia. «Ero troppo giovane per esserci nel 2001 – dice –. Oggi sento il bisogno di ricordare che, quando serve, siamo ancora pronti a scendere in piazza». Per Marco, 33 anni e libero professionista, il ricordo del G8 passa attraverso immagini domestiche: i genitori che parlano, i telegiornali seguiti con preoccupazione, la percezione infantile che fosse accaduto qualcosa di molto grave. Solo anni dopo, attraverso canzoni, libri e documentari, ha collegato quei frammenti ai fatti di Genova. «Mi ha colpito pensare che, se fosse successo qualche anno dopo, avrei potuto esserci io, oppure mia sorella o i miei amici», racconta. Per questo ha deciso di partecipare alla manifestazione: «Per ricordare chi c’era». “Ringrazio mio padre” Tra i passeggeri c’è anche Ilaria, 41 anni, ricercatrice impegnata sui temi delle migrazioni e dello sfruttamento lavorativo. Nel 2001 aveva sedici anni. Avrebbe potuto essere in quelle strade, ma suo padre le proibì di partire per Genova. «Allora ero furiosa – ricorda –, oggi lo ringrazio». Le immagini viste in televisione e, successivamente, il confronto con persone che avevano vissuto quelle giornate hanno influenzato il suo percorso personale e professionale. «Per me Genova è un simbolo di ciò che può accadere quando il dissenso viene trattato esclusivamente come un problema». Un viaggio che unisce generazioni Mentre i treni lasciano Torino e puntano verso la riviera, sui sedili si intrecciano generazioni diverse. Ci sono uomini e donne che nel 2001 erano già adulti e ragazzi che ne hanno conosciuto la storia soltanto attraverso le testimonianze di altri. Eppure, a venticinque anni di distanza, hanno deciso di dedicare una calda domenica di luglio a quel viaggio. Sulle banchine, tra il rumore dei trolley e gli annunci degli altoparlanti, Torino si svuota, tra chi parte per le vacanze e chi viene richiamato da qualcosa che lo lega non solo al passato, ma anche al presente.
“Per ricordare chi c’era”: da Torino a Genova, treni pieni per il corteo dei 25 anni del G8
Decine di giovani verso la città della Lanterna: molti di loro non c’erano nel 2001: “Avevo 11 anni ma la memoria è rimasta viva”











