Un vecchio e un bambino si prendono per mano e vanno insieme incontro alla più affascinate delle partite, la finale dei Campionati mondiali di calcio maschile, questa sera al MetLife Stadium in New Jersey. Il vecchio è Lionel Messi, 39 anni, sesta volta al mondiale, di cui uno vinto quattro anni fa con l’Argentina, e una quantità incredibile di altri trofei; il bambino è Lamine Yamal, 19 anni, prima volta su questo palcoscenico ma già protagonista nel Barcellona, dove ha ereditato la maglia numero 10 di Messi, e nell’europeo vinto due anni fa dalla Spagna. Non è la prima volta che il vecchio e il bambino si incontrano, la foto diffusa in questi giorni che ritrae un giovanissimo Messi fare il bagnetto a un neonato Yamal nella cantera del Barça, trascende il calcio e si fa culto misterico, battesimo che è profezia della sfida finale.

DAVVERO TROPPO per il king Trump e per il caudillo Infantino, che nella loro tracotanza pensavano di essere gli dèi che decidono i destini dell’umanità, e lo hanno ribadito venerdì sera in un incontro organizzato alla Trump Tower. Qui il presidente della Fifa Infantino prima ha elogiato la pace che regna negli Stati Uniti e nel mondo intero grazie a Trump, cui pochi mesi fa aveva addirittura consegnato il Premio per la Pace Fifa inventato per lui, poi, rivolto al suo padrone, ha pronunciato queste parole: «Grazie a te questa non è solo la più grande Coppa del Mondo di tutti i tempi, ma è il più grande evento sociale e culturale che l’umanità abbia mai visto». Di suo, Trump ha ringraziato l’amico Gianni per avere tolto la squalifica a Balogun (il centravanti Usa espulso contro la Bosnia, che grazie a una incredibile decisione del comitato disciplinare della Fifa è stato graziato e ha potuto giocare contro il Belgio), e poi si è messo a criticare le scelte tattiche dell’Inghilterra.