Roma – Cosa resta, venticinque anni dopo, del G8 di Genova, di una democrazia ferita e ancora alle prese con una riflessione incompiuta sulla “devianza” e le violenze perpetrate in quei giorni dalle forze di polizia?
Una riflessione che Enrico Zucca, il magistrato che ha fatto condannare alcuni dei massimi dirigenti della Polizia di Stato per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, riprende oggi tra speranza e amarezza.
Procuratore Zucca cosa del G8 ci interroga ancora come cittadini? Lo Stato italiano ha ripudiato o no gli abusi compiuti a Genova?
“Per prima cosa occorre reale consapevolezza. La devianza delle forze di polizia è stata uniformemente diffusa e grave: violenza sproporzionata, tortura alla Diaz e Bolzaneto, due terzi degli arresti e fermi illegali, prove false. Il dato rivela problemi strutturali. Significa che in certi contesti si è capaci di operare oltre i confini della legge. Non si impara in un momento. Questa riflessione è assente nella narrativa corrente ancora oggi. Quali rimedi adottati? Li ha indicati la Corte di Strasburgo, ma su alcuni c’è ostinato rifiuto. Una legge sulla tortura approvata, sia pur lacunosa, ma a rischio di modifiche peggiori, niente procedimenti disciplinari rigorosi, neppure il codice identificativo. Ciò che renderebbe responsabile la polizia è rifiutato”.













