Il pubblico ministero che ha portato in tribunale i vertici della polizia italiana è andato in pensione all’inizio di luglio. Dalla finestra del suo vecchio ufficio al dodicesimo piano del palazzo di giustizia può guardare Genova dall’alto.Venticinque anni fa la città fu il centro di una delle più grandi crisi di fiducia tra i cittadini e le istituzioni nella storia repubblicana. Mentre riempie gli scatoloni con la calma di chi ha passato una vita a mettere ordine nelle carte, Enrico Zucca riflette su quello che è avvenuto.

Nonostante le indagini che ha condotto insieme ad altri procuratori siano state complicate e abbiano incontrato molti ostacoli, i processi hanno portato a delle condanne e anche le corti internazionali come quella di Strasburgo hanno dato ragione ai procuratori. Ma si è trattato di una vittoria a metà: i processi non avuto le conseguenze politiche che ci si poteva aspettare, i funzionari condannati non sono stati sospesi, anzi hanno fatto carriera.

L’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano nel 2017, arrivato dopo l’intervento delle corti, è stato l’inizio di una svolta che non si è compiuta: non è avvenuta quelle riforma delle forze di polizia che allora sembrava urgente e necessaria.