A 25 anni dal G8 il dibattito su dissenso, piazze e violenza si riaccende. Questa volta a tenere banco è stata l’aggressione feroce di un gruppo di manifestanti pro Askatasuna contro un poliziotto isolato colpito con calci pugni e anche con un martello. Condanne quasi unanimi ma emergono le voci di chi segnala le violenze della polizia durante la giornata di protesta.
Enrico Zucca procuratore generale di Genova che fu il pm della scuola Diaz del 2001, all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha pronunciato un appello alla polizia a non cercare nemici in piazza ma a tutelare la libertà. Poche ore dopo l’aggressione di Torino qualcuno ha voluto trasformare quelle parole in una sorta di assoluzione per i manifestanti.
Quale era il fine delle sue parole dottor Zucca?
«Auspicavo che non si interrompesse il percorso di revisione dell’impostazione militare emersa al G8, con i risultati tragici che sono sintetizzati nel noto giudizio di Amnesty International. L’affermarsi di una diversa gestione dell’ordine pubblico ha visto recentemente regressioni, non s’è fatta strada la consapevolezza della necessità del rispetto dei diritti umani e quindi nell’uso proporzionale della forza nei confronti di tutti, compresi i violenti. Regole di ingaggio, capacità professionale, dipendono da scelte apicali e non possono essere richieste, se non scaricate all’agente sul campo, che giustamente richiede tutela, ancor più quando alla polizia interviene in situazioni in cui manca l’agire delle altre istituzioni».
















