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31 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:20

“Il fine politico di imbrigliare l’azione del pm attraverso la separazione delle carriere, attraendolo inevitabilmente nella sfera dell’esecutivo, se non direttamente, attraverso il raccordo con la maggioranza parlamentare, è questione di tempo e appare ineluttabile. Di qui il dovere di denunciare il concreto rischio di una involuzione della stessa democrazia”. È l’allarme lanciato da Enrico Zucca, procuratore generale di Genova, durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2026. Un intervento applauditissimo da una sala gremita di magistrati, incentrato in larga parte sui rischi legati alla “riforma della magistratura”, “coperta dalla foglia di fico della separazione delle carriere”: “Mai nella storia delle riforme sono state avanzate e realizzate proposte di tale vasta portata sulla scorta di così fragili e ambigue evidenze”, afferma Zucca. “La riforma ha evidentemente altri fini, che non sono quelli della inutile e indimostrata inerenza alla struttura del processo accusatorio. Il fine ormai dichiarato è il riassetto dei confini tra i poteri con la riduzione della autonomia e indipendenza della magistratura“. Lungi dal ritenere fisiologico il conflitto tra poteri in cui l’uno guarda e si difende dallo sconfinamento dell’altro, lo si vuole eliminare, per riaffermare la predominanza dell’assetto governativo parlamentare, con l’ausilio di collaterali e più importanti riforme costituzionali dirette all’accentramento del potere per derivazione plebiscitaria. Terreni già percorsi in altri Paesi in cui si riconosce la deriva autoritaria, il primo passo essendo stato la accresciuta ingerenza nella scelta dei giudici anche attraverso la modifica degli organismi di autogoverno”.