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Andrea Pasqualetto, inviato a Genova

Genova, dai pm alle società cosa è cambiato in 8 anni. Nuovi inquirenti, nuovi concessionari. L'infrastruttura ricostruita dopo due anni. Il processo ancora in corso. Ma i tempi non sono quelli della «giustizia-lumaca»

Quella mattina il procuratore aggiunto di Genova, Paolo D’Ovidio, era smarrito di fronte al disastro: «Un macello». Davanti aveva una montagna da scalare e con lui c’erano lo stimato sostituto anziano, Massimo Terrile, e il capo Francesco Cozzi che volle mettere subito le cose in chiaro: «Non è stata una fatalità».

Nessuno di loro è oggi magistrato: Cozzi e D’Ovidio in pensione, Terrile li aveva seguiti ma è mancato due mesi fa. Dei pm «storici» che indagarono sulla catastrofe del ponte Morandi è rimasto solo Walter Cotugno. Stessa rivoluzione dalle parti della Guardia di finanza: il generale Renzo Nisi e il colonnello Ivan Bixio che seguiva sul campo l’indagine hanno lasciato Genova da tempo. E tutto si è rinnovato anche in Autostrade per l’Italia (Aspi), il concessionario che gestiva il ponte: allora la proprietà faceva capo alla famiglia Benetton, oggi al vertice c’è lo Stato attraverso Cassa depositi e prestiti.