A poco meno di otto anni dal crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale collassato il 14 agosto 2018 alle 11:36 stroncando la vita di 43 persone, si chiude uno dei processi più importanti e imponenti celebrato nelle aule di giustizia italiane. Un dibattimento a carico di 57 persone iniziato il 7 luglio 2022, per un totale di 284 udienze. Per i sostituti procuratori Walter Cotugno e Marco Airoldi responsabili di quel disastro sono i vertici e tecnici dell'epoca e quelli passati di Autostrade, di Spea (la controllata che si occupava di vigilanza e manutenzione), del ministero dei Trasporti e del Provveditorato. Secondo la procura, per anni si sarebbe risparmiato sulla sicurezza e le manutenzioni autostradali per garantire più dividendi ai soci.

Ponte Morandi, il video del crollo che uccise 43 persone e cambiò per sempre Genova

Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d'atti d'ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Accuse per le quali sono stati chiesi quasi 400 anni di carcere e una assoluzione. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, ex ad di Aspi. Lui ha sempre respinto le accuse: «Mi sento responsabile ma non colpevole». Dopo otto anni è arrivata anche la lettera di scuse da parte di Autostrade per l’Italia. Arrigo Giana, amministratore delegato della società dallo scorso anno, ricorda come l’azienda sia profondamente cambiata prendendo le distanze dalla vecchia proprietà, la famiglia Benetton. Giana dice che «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità».E ancora su quel giorno: «Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione».