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Giusi Fasano
Enrico Zucca: «Infedeltà ai limiti dell'eversione. La questora mi ha donato una targa con la scritta "Un'altra polizia è possibile"»
Sono passati 25 anni eppure il G8 di Genova è ancora qui, un elefante nella stanza quando si parla di manifestazioni di massa, di ordine pubblico e della sua gestione. Quel luglio del 2001, dopo la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi nella caserma di Bolzaneto e l’irruzione nella scuola Diaz dove dormivano i manifestanti, al pubblico ministero Enrico Zucca toccò indagare sul filone più scomodo: le violenze dei poliziotti alla Diaz. Finì con decine di condanne, fra agenti e funzionari, e con l’introduzione di una legge sulla tortura ispirata proprio a quei fatti. Lui, il pm, intanto è diventato procuratore generale e dall’8 luglio, dopo 41 anni in magistratura, è in pensione.
Che cosa ricorda del G8?«Ricordo la città blindata, la tensione dopo l’omicidio di Carlo Giuliani. Ricordo l’aria densa di lacrimogeni, il sangue dei feriti alla Diaz. E poi il verbale da arresto di massa. Grottesco: una associazione a delinquere di 93 persone che non si conoscevano nemmeno. Mi viene in mente anche il giornalista che porta ancora i segni della tortura, uno stigma non adoperato per la Diaz. Eppure la Corte di Strasburgo ha citato le nostre parole per elaborare su quei fatti una nozione di tortura».











