La Commissione Europea ha cercato di dare un colpo al cerchio (mantenendo l’architettura dell’Emission trading system – Ets) e uno alla botte ( emettere gas serra fino al 2040 inoltrato e offrire più permessi di emissione gratuiti per periodi più lunghi). Questa via di mezzo ha finito per scontentare tutti. Se gli ecologisti (Wwf) sostengono che l’Ue ha ceduto alle pressioni dei grandi inquinatori e ha messo a rischio gli obiettivi climatici, in Italia il fronte governativo-confindustriale composto dal ministro «made in Italy» Adolfo Urso e dal capo di viale astronomia Emanuele Orsini ieri ha bollato la riforma come «marginale» anche perché non contrasta «la volatilità del prezzo della Co2, la speculazione finanziaria e la tutela dei comparti energivori».
Per Orsini il rischio è accelerare la perdita di capacità produttiva europea, colpendo settori come acciaio, chimica, vetro, ceramica, cemento, carta e alimentare, già penalizzati da costi del carbonio nettamente superiori rispetto ai concorrenti americani e asiatici. «Quelle della Commissione sono proposte ancora insufficienti e troppo timide – ha detto Urso. Ci confronteremo col sistema industriale e gli altri Stati membri per migliorarle ed evitare la deindustrializzazione».














