Venerdì di fuoco era preannunciato. E venerdì di fuoco è stato sulla revisione dell’Ets, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione sui cui i Paesi membri erano e restano divisi. La si può leggere in due modi: che la Commissione europea indebolisca significativamente la sua arma migliore contro il cambiamento climatico, proponendo anche di aumentare il numero di quote gratuite per le emissioni di anidride carbonica, o che Bruxelles voglia rendere il sistema più flessibile (prevedendo anche una più graduale diminuzione del tetto alle emissioni e delle quote disponibili), ma chiedendo un impegno concreto delle aziende nella decarbonizzazione. Non v’è dubbio, però, che in entrambi i casi la revisione – presentata insieme al piano d’azione per l’elettrificazione – sia stata disegnata a favore di industria, con particolare attenzione a quella più difficile da decarbonizzare. E che siano state maggiormente ascoltate le voci di quei Paesi (l’Italia in prima linea) più attente alle ragioni dell’industria che alle emissioni.

A dare il messaggio in conferenza stampa è il commissario europeo all’Ambiente, l’olandese Wopke Hoekstra, esponente del Partito popolare europeo. “Il nostro obiettivo è dare impulso ai settori industriali che sono il cuore pulsante dell’economia europea. E lo faremo estendendo le quote di emissione gratuite anche dopo il 2030, ma in cambio dell’impegno delle aziende a investire nella decarbonizzazione in Europa. Questa è una delle principali differenze rispetto al passato”. Quota gratuita, però, “non significa denaro gratis. Il 100% dovrà essere investito in Europa nella decarbonizzazione”. Perché uno dei problemi che finora ha rappresentato una delle falle del sistema è quello delle aziende che intascano le quote gratuite per poi rivenderle sul mercato e utilizzare il denaro altrove. Parole chiare quelle del commissario europeo, bisognerà capire come verranno rese concrete. Eppure, come previsto, la revisione riesce a non accontentare neppure l’industria, come dimostrano le parole del vicepresidente di Confindustria per l’autonomia strategica europea, piano Mattei e politiche per la competitività nei rapporti con le istituzioni europee, Antonio Gozzi, che parla di “modifiche insufficienti”.