La revisione del sistema di quote C02 punta a finanziare la riconversione industriale. In arrivo anche un piano di elettrificazione Ue
La Commissione europea aggiusta il tiro sull’Ets, il sistema di scambio di quote di CO2, ma resiste al pressing dell’Italia e di altri governi conservatori che chiedevano una sua sospensione o ridimensionamento. La battaglia, che pure riguarda uno strumento molto tecnico, è squisitamente politica e vede contrapposti due fronti piuttosto agguerriti. Da un lato, quelle forze politiche che da anni insistono con l’esecutivo Ue di Ursula von der Leyen affinché rimetta mano ad alcuni provvedimenti ambientali e climatici particolarmente ambiziosi. Dall’altro, chi vede nel Green Deal l’unica àncora di salvezza per l’Europa per sganciarsi dalle importazioni di gas e petrolio e fare la propria parte nella lotta ai cambiamenti climatici.
Cos’è l’Ets e come cambiano i limiti per i prossimi anni
L’Ets (Emissions Trading System) è uno strumento nato nel 2005 e che quindi precede di molto il Green Deal europeo. In sostanza, è un mercato europeo per l’inquinamento che segue una regola molto semplice: chi inquina paga. L’Unione europea stabilisce un tetto massimo alla quantità totale di gas serra che le grandi industrie possono emettere, costringendole a comprare dei “permessi” per ogni tonnellata di CO₂ rilasciata in atmosfera.














