L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ente pubblico tecnico-scientifico di riferimento in materia di ambiente e biodiversità, mette in discussione alcuni dei punti più controversi della proposta di riforma della caccia, che dopo il sì del Senato è ora all’esame della Camera dei deputati.

Nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Agricoltura, l'Ispra ha espresso rilievi particolarmente severi sul disegno di legge 1552 (ora proposta di legge n. 2984), sottolineando come le modifiche proposte «non appaiono tese a limitare l'impatto dell'attività venatoria su specie in precario stato di conservazione» e osservando che sarebbe stata auspicabile l'esclusione di alcune specie caratterizzate da uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole. Un giudizio che riporta il dibattito sul piano delle evidenze scientifiche.

Il parere dell'Ispra: servono criteri scientifici

L'audizione del direttore del Dipartimento monitoraggio e tutela dell'ambiente dell'Ispra, Luigi Ricci, ha evidenziato diversi aspetti problematici del provvedimento. Tra questi, l'ampliamento degli ambiti territoriali di caccia, che in alcuni casi potrebbero raggiungere dimensioni regionali, una scelta ritenuta in contrasto con i principi della caccia sostenibile.