Dopo il via libera al Senato arrivato a fine giugno, proseguono le audizioni alla Camera sul ddl caccia. In commissione Agricoltura (ma non Ambiente, come avevano chiesto nei giorni scorsi al presidente Fontana ben 57 associazioni) sono intervenute ieri la Lav e Ispra. Molto critica con il testo messo a punto dalla destra la prima, anche Ispra ha fatto notare che le modifiche alle norme sulla caccia introdotte dal testo approvato a Palazzo Madama e in discussione ora a Montecitorio «non appaiono tese a limitare l'impatto dell'attività venatoria su specie in precario stato di conservazione» e che «sarebbe stato auspicabile l'esclusione di qualche specie con uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole».
Il direttore del dipartimento monitoraggio e tutela ambiente di Ispra, Luigi Ricci, in audizione di fronte ai deputati della commissione Agricoltura ha spiegato che «l'allargamento delle superfici degli Ambiti territoriali di caccia, che nel caso della Sardegna arriverebbero alle dimensioni regionali, contrasta col principio della caccia sostenibile».
Non solo. Per il dirigente di Ispra, «l'introduzione della possibilità che le Regioni autorizzino la conversione della aziende faunistico-venatorie in aziende agrituristiche-venatorie, senza che sia prevista una valutazione tecnico-scientifica, rischia di aprire ad una gestione venatoria consumistica in aree ad elevato valore».











