Dopo l’approvazione al Senato della scorsa settimana, il confronto sul disegno di legge sulla caccia si è trasferito alla Camera. Il provvedimento, che punta a riformare in modo profondo la storica legge 157 del 1992 e che da tempo è stato ribattezzato «spara tutto», prevede l’allungamento delle stagioni venatorie, l’aumento delle specie cacciabili e un forte ridimensionamento del ruolo scientifico dell’Ispra, elementi che secondo le forze parlamentari di minoranza e le associazioni ambientaliste e animaliste rischiano di sferrare un duro colpo alla tutela della biodiversità nazionale.
Inizialmente, la destra sembrava intenzionata a imprimere un’accelerazione decisiva all’iter parlamentare, con l’obiettivo di blindare l’approvazione definitiva del testo prima della pausa estiva. Tuttavia, di fronte alle crescenti tensioni e alle forti resistenze, la maggioranza nelle ultime 48 ore ha deciso di rinunciare alla corsia preferenziale e ai tempi accelerati che aveva preventivato per l’esame a Montecitorio. A pesare su questa frenata sono stati soprattutto i fari accesi sul testo sia da parte del Quirinale, attento al rispetto dei principi costituzionali, sia da parte della Commissione europea, che già nei mesi scorsi aveva scritto al governo italiano evidenziando una serie di criticità insite nella nuova legge e che tutt’ora vigila sulla corretta applicazione delle direttive comunitarie sulla protezione della fauna selvatica.












