Il voto in Senato sul disegno di legge 1552 sulla caccia, da tempo ribattezzato «spara tutto» dalle numerose associazioni animaliste e ambientaliste che ne contestano in toto l’impianto, slitta ancora: dopo il rinvio al 18 giugno, l’assemblea di Palazzo Madama non ha raggiunto il numero legale e l’appuntamento è stato spostato al 23 giugno. Il testo, promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida nel 2025 e poi presentato a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan è stato oggetto di centinaia di emendamenti presentati dalle forze di opposizione, ma la destra ha tirato dritto senza nulla cedere alle richieste soprattutto di Pd, M5S e AVS. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha anche risposto a un’interrogazione presentata dai Cinquestelle confermando che il Mase «ha ricevuto in questi giorni una richiesta di chiarimenti avanzata dal Presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna» e che «la competente struttura ministeriale sta analizzando quanto richiesto in vista di un confronto puntuale sulle tematiche sollevate».
Le parole del titolare del Mase non soddisfano però le associazioni, che ancora oggi, mentre al Senato tutto viene rinviato alla prossima settimana, denunciano: «La riforma della caccia è fallace nel suo insieme. Vìola la normativa comunitaria e la Costituzione. Il ministro Pichetto lo sa ma lo dice solo in parte, prigioniero della politica venatoria. Chieda il ritiro». A scrivere queste parole in una nota congiunta che è anche un po’ una lettera aperta al titolare del Mase sono Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia in replica alle dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin sul ddl 1552 sulla caccia con cui ammette, per la prima volta, la problematicità del testo. «Siamo lieti di sentire, finalmente, una parola pubblica del ministro dell'Ambiente, al di là delle formule rituali delle interrogazioni parlamentari. Sono dichiarazioni che tradiscono la consapevolezza dei gravissimi problemi che il testo presenta in quasi tutti gli aspetti toccati. La cancellazione del limite massimo del 10 febbraio per la stagione venatoria; la sparizione del parere vincolante dell'Ispra; la rimessione alle regioni e al Comitato tecnico faunistico (a netta maggioranza venatoria) dei pareri scientifici; il rilancio dell'orribile pratica dei richiami vivi; i favori alle aziende private; l’inserimento di nuove specie cacciabili: sono solo alcune delle previsioni che rendono la proposta di riforma il più grave atto contro la natura degli ultimi decenni».











