Martedì prossimo il Senato tornerà a esaminare il disegno di legge di riforma della caccia, un provvedimento destinato a cambiare profondamente la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica.
Dopo le sedute d’Aula del 17 e del 18 giugno in cui è mancato per due volte il numero legale, la maggioranza punta a completare l'esame del provvedimento e a ottenerne l’approvazione, mentre cresce la mobilitazione di associazioni ambientaliste, animaliste e del mondo scientifico che denunciano i rischi per la biodiversità e chiedono di fermare la riforma.
Gli ambientalisti: “Una legge che indebolisce la tutela della fauna”
Secondo il mondo ambientalista e animalista, il disegno di legge rappresenta uno dei più profondi arretramenti nella protezione della fauna selvatica degli ultimi decenni. Le associazioni sottolineano come il testo modifichi l'impianto della legge 157/1992, spostando il baricentro dalla tutela della fauna all'espansione dell'attività venatoria.
“Tra le principali criticità segnalate”, spiega il Wwf, “figurano l’estensione dei periodi di caccia oltre i limiti consentiti dalla normativa europea, l’indebolimento del ruolo dell’Ispra nella definizione dei calendari venatori, la deregolamentazione dei richiami vivi, l’aumento delle specie cacciabili, la possibilità di ridurre le aree protette ritenute ‘eccessive’, l’estensione dell’attività venatoria nelle aree demaniali e una serie di ulteriori disposizioni che riducono il livello complessivo di protezione della fauna selvatica”. Queste modifiche, secondo le associazioni che si oppongono alla riforma, rischiano di entrare in conflitto con le direttive europee sulla conservazione della biodiversità e potrebbero esporre l'Italia a nuove procedure d'infrazione.
















