La contestata riforma della caccia che approda oggi nell’Aula del Senato arriva accompagnata da un passaggio significativo nel confronto politico e ambientale degli ultimi mesi: l’attenzione riservata da Papa Leone XIV al tema.
Rispondendo a una lettera inviata dalla Lipu, il Pontefice ha definito il tema sollevato dall'associazione una questione di “grande rilevanza sociale e morale”, riconoscendo così la portata pubblica del dibattito sulla tutela della fauna, della biodiversità e del rapporto tra uomo e natura.
Pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, Papa Leone ha definito il tema “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, esprimendo “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”.
Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato, dono incomparabile di Dio, sia con il Magistero del Sommo Pontefice sia con gli interventi degli Osservatori permanenti presso i vari Organismi internazionali”.
La risposta del Papa giunge mentre cresce la mobilitazione delle associazioni ambientaliste e animaliste contro il disegno di legge 1552, considerato dai critici una profonda deregolamentazione dell’attività venatoria. Nella lettera inviata al Pontefice, il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, aveva espresso forte preoccupazione per un provvedimento che, secondo l’associazione, aumenterebbe la pressione venatoria, amplierebbe le specie cacciabili e inciderebbe negativamente sulla biodiversità, in particolare sugli uccelli selvatici già minacciati dalla perdita degli habitat e dai cambiamenti climatici.










