La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime forti perplessità su numerosi punti della riforma della caccia attualmente all'esame della Camera dei deputati.
Pur condividendo l'esigenza di aggiornare la legge 157 del 1992, le Regioni mettono nero su bianco una lunga serie di criticità che riguardano il rispetto delle direttive europee, la tutela della fauna selvatica, le competenze territoriali e l'applicabilità concreta di diverse norme contenute nella proposta di legge.
Nel documento approvato il 23 luglio, le amministrazioni regionali non si limitano a formulare osservazioni tecniche, ma evidenziano i rischi ambientali e giuridici di alcune delle modifiche più controverse della riforma, dalla possibile estensione del calendario venatorio alla riapertura dei roccoli, dalla caccia sui terreni innevati all'apertura del demanio forestale all'attività venatoria.
Il nuovo paradigma della legge: dalla sola protezione alla gestione della fauna
Una delle principali novità della riforma, ricorda la Conferenza, riguarda il cambio del titolo della legge, che introduce il concetto di "gestione” della fauna selvatica accanto a quello della sua protezione. La riforma, evidenzia il documento, attribuisce all'attività venatoria un ruolo nel mantenimento della biodiversità e dell'equilibrio degli ecosistemi, inserendo anche il valore delle "tradizioni" venatorie tra i criteri di gestione.







