La riforma della legge sulla caccia approvata dal Senato e ora all'esame della Camera rischia di segnare una svolta che allontana la gestione della fauna dalle evidenze scientifiche e avvicina l'Italia a nuove procedure d'infrazione europee. È il giudizio espresso dal Consiglio direttivo del Centro Italiano Studi Ornitologici (Ciso), che in una memoria tecnica analizza punto per punto il disegno di legge 1552 (ora a Montecitorio come proposta di legge n. 2984) destinato a modificare la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica.
Il Ciso, che riunisce ricercatori universitari e specialisti nella biologia e nella conservazione degli uccelli, precisa di non voler entrare nel dibattito sulla legittimità dell'attività venatoria. La critica riguarda invece il metodo con cui il provvedimento ridefinisce il rapporto tra caccia, conservazione e gestione della fauna, in un quadro già preoccupante per lo stato dell'avifauna italiana: secondo la Lista Rossa dei Vertebrati italiani, quasi un quarto delle 278 specie di uccelli valutate risulta oggi minacciato di estinzione.
Il nodo della cosiddetta "bioregolazione"
Il punto più contestato riguarda l'introduzione del principio secondo cui l'attività venatoria concorre alla tutela della biodiversità, attribuendo di fatto ai cacciatori il ruolo di "bioregolatori". Secondo gli ornitologi, si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che normativo.








