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Fausta Chiesa

Il ceo dell’Eni in audizione alla Camera: «È la peggior crisi dagli anni 80». Le conseguenze? Carenza di gasolio e jet fuel. L’affondo su Bruxelles: «Ha distrutto la chimica»

Il petrolio? Quello, anche se con difficoltà e in quantità minori, passa. Ma il problema «Hormuz» è ben altro. Mancano gasolio, jet fuel e gas. È questo in estrema sintesi il quadro tracciato ieri dal ceo dell’Eni Claudio Descalzi nell’audizione in commissione Attività produttive della Camera sul mercato energetico. La configurazione degli approvvigionamenti energetici basata su Russia e Medio Oriente — ha spiegato — «si è erosa completamente. Quello che stiamo vivendo non l’abbiamo visto dagli anni 80. In cinque anni abbiamo avuto il Covid, la Russia e il Medio Oriente».

Carenza di gasolio e jet fuelSulla crisi nel Golfo Persico, che «cambia l’ordine delle cose a livello mondiale», il numero uno del Cane a sei zampe ha rassicurato sul greggio, ma il gas potrebbe diventare un problema. «Il petrolio bene o male passa, mancano circa 8-9 milioni di barili all’appello. L’Arabia Saudita è riuscita ad evacuare verso il Mar Rosso e anche Abu Dhabi, per un paio di milioni, è riuscita a bypassare Hormuz. Non c’è questa possibilità per i 5 milioni di prodotti fermi, per l’Lng». Riguardo ai prodotti, il problema riguarda soprattutto il gasolio e il jet fuel anche perché «l’Europa ha dismesso moltissima capacità di raffinazione». C’era una carenza già prima della crisi in Medio Oriente, «ma da quando è stato chiuso l’accesso al mercato russo, circa il 60% arrivava dal Golfo e chi sta compensando adesso sono gli Stati Uniti». Già, la Russia. Nel 2027 sarà concluso il phase out dal metano e da gennaio — ha analizzato il ceo — «avremo un problema di supply e questo ci troverà in una situazione peggiore di stoccaggi. Non per l’Italia che è in linea con l’anno scorso al 71-72%, ma ci sono Paesi che sono molto al di sotto. Per l’Europa che va a gas è una preoccupazione».