Le cifre, oggi, parlano da sole: tra marzo, quando sono iniziati i bombardamenti in Iran, e la fine di maggio, le scorte mondiali di petrolio si sono ridotte di 350 milioni di barili, soprattutto giacenze governative dei Paesi Ocse e quelle cosiddette on water, cioè in transito via mare.
A dirlo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.
“L’utilizzo di queste scorte ha fatto sì che i prezzi oscillassero, rimanendo tuttavia sostanzialmente sotto controllo. È chiaro però che, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, potrebbero aspettarci momenti complessi.”
“Non serve essere allarmisti e pessimisti a oltranza, ma in certe situazioni occorre capire cosa sta accadendo e agire di conseguenza.”
“Dal 18 giugno, dopo la firma dell’accordo, hanno ripreso a passare per Hormuz solo 15 navi al giorno, pari al 29 per cento del transito prima delle ostilità, praticamente quasi nulla. Poi, dal 4 luglio, anniversario dell’indipendenza americana, i passaggi risultano più che dimezzati: soltanto otto al giorno. Era evidente che la situazione non si stesse risolvendo.”







