<p>«L'Europa l'ha smantellata, gli altri chiudono, noi continuiamo a metterci soldi», C'è un tema, che ancora più del gas, della crisi di Hormuz e della carenza di prodotti raffinati, accende l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e lo si è visto ieri nel corso dell'audizione sui mercati energetici alla commissione Attività Produttive della Camera; le sorti della chimica.

Il ceo di Eni le ha affrontate, spinto dalle domande di alcuni deputati, ripercorrendo l'impegno del gruppo per convertire gli impianti in bioraffinerie.

In Europa la crisi della chimica ha portato a chiusure e alla perdita di oltre 140 mila posti di lavoro mentre Eni, come riassunto da Descalzi, ha scelto di continuare a investire, facendo crescere anche gli organici della controllata della chimica, da 6 mila a 8 mila dipendenti. </p><p>Una scelta onerosa, ha rivendicato il top manager: Versalis ha accumulato circa 9 miliardi di euro di perdite di cassa e il gruppo ha continuato a ricapitalizzarla ogni anno con 600-700 milioni di euro. «Gli altri hanno chiuso, noi abbiamo continuato a investire».