Cinquant'anni dopo, il nome di Vittorio Occorsio continua a rappresentare uno dei simboli della magistratura italiana che ha pagato con la vita la difesa dello Stato democratico. Il 10 luglio 1976 il sostituto procuratore della Repubblica di Roma venne assassinato in via Mogadiscio, mentre si recava al lavoro. Ad attenderlo c’era Pierluigi Concutelli, dirigente di Ordine Nuovo, sigla dell’eversione nera, che lo uccise con una raffica di trentadue colpi di mitra. Aveva 45 anni. Era il primo magistrato assassinato per motivi politici nella Capitale e uno dei primi bersagli della strategia terroristica che avrebbe segnato gli anni di piombo.

A mezzo secolo da quel delitto, la figura di Occorsio viene riletta non soltanto come quella del magistrato che contribuì allo scioglimento di Ordine Nuovo applicando la legge Scelba, ma anche come quella di un investigatore capace di cogliere, con largo anticipo, i collegamenti tra terrorismo nero, criminalità organizzata, massoneria deviata, finanza e apparati dello Stato. Intuizioni che sarebbero emerse con maggiore evidenza soltanto negli anni successivi.

I collegamenti con l’Isola

Tra i filoni investigativi che seguiva ce n’era uno che aveva un rapporto diretto con la Sardegna. Negli anni Settanta l’Isola era al centro della stagione dei sequestri di persona e Occorsio stava approfondendo il circuito dei riscatti, il riciclaggio del denaro e i possibili collegamenti tra le organizzazioni criminali che gestivano i rapimenti e ambienti dell’eversione nera e della finanza occulta. Le sue indagini toccavano anche la cosiddetta “Anonima sequestri”, fenomeno nel quale la componente sarda ebbe un ruolo rilevante, e cercavano di seguire il percorso del denaro ben oltre i luoghi dei rapimenti. Secondo numerosi storici, fu proprio questa visione d’insieme a rendere il magistrato particolarmente scomodo.