Pubblicato il: 19/07/2026 – 9:49

PALERMO Trentaquattro anni fa la strage di via D’Amelio. Quel 19 luglio 1992 furono uccisi dal tritolo mafioso il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. Un eccidio compiuto 57 giorni dopo quello di Capaci, in un contesto di immobilismo e complicità che impedirono di proteggere Borsellino e la sua scorta da una tragica fine annunciata. Tante le iniziative in programma e in corso da giorni, tra Agende rosse, attività per bimbi, dibattiti, veglie e fiaccolate. Questa mattina sono i più piccoli che si riprendono via D’Amelio, attorno all’Ulivo della pace fatto giungere da Gerusalemme dalla mamma del giudice e collocato nel cratere prodotto dall’esplosione. Una strada presidiata tutto il giorno dalle Agende rosse “per impedire passerelle politiche”, secondo la volontà di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.

Meloni: «Un’eredità di coraggio e amore»

«Il 19luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani: ‘Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo’». Così la premier Giorgia Meloni in un post sui social nell’anniversario della strage di via D’Amelio. «Nel suo ricordo – aggiunge la premier – continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità».